Dossier
 

“Caso Miramare”: ecco perché è stata condannata Angela Marcianò

marcianoangela 500bisdi Claudio Cordova - Le prove raccolte consentono per il Gup Giovanna Sergi di affermare con convinzione che: "Zagarella Paolo era interessato ad usufruire della struttura Miramare; il sindaco perorava l'assegnazione dello storico albergo al suo amico, tanto da insistere affinchè la Giunta approvasse la delibera; prima ancora che venisse deliberato, certo che il Miramare gli sarebbe stato assegnato formalmente, Zagarella iniziava a svolgere i lavori propedeutici alle iniziative che aveva in mente di fare". Il Gup di Reggio Calabria ha depositato le motivazioni con cui, alcuni mesi fa, ha condannato a un anno di reclusione l'ex assessore comunale Angela Marcianò, per il cosiddetto "Caso Miramare".

Al centro dell'inchiesta, la delibera della Giunta comunale con cui l'Amministrazione affidava all'imprenditore Paolo Zagarella, titolare dell'associazione "Il sottoscala", la gestione temporanea del noto albergo Miramare, da tempo chiuso. L'affidamento della gestione della struttura di pregio, notissima in città, sarebbe avvenuto in maniera diretta a Zagarella: questi, infatti, è uno storico amico del sindaco Falcomatà e gli avrebbe anche concesso, in forma gratuita, i locali che avevano ospitato la segreteria politica nella campagna elettorale che porterà l'attuale primo cittadino alla schiacciante vittoria sul centrodestra nella corsa verso Palazzo San Giorgio. Una delibera, quella del luglio 2015, che sarebbe stata approvata a maggioranza con l'assenza dell'allora assessore, Mattia Neto, che infatti non verrà coinvolta nell'inchiesta del pm Walter Ignazitto.

La Marcianò è stata l'unica tra le persone coinvolte a scegliere il rito abbreviato, mentre il resto della Giunta ha optato, compatta, per il dibattimento tuttora in corso. Oltre a Falcomatà sono imputati anche il segretario generale del Comune, Giovanna Acquaviva, l'ex dirigente Maria Luisa Spano', gli assessori Saverio Anghelone, Armando Neri (vicesindaco in carica), Patrizia Nardi, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca, Antonino Zimbalatti e l'ex assessore Agata Quattrone.

Per il Gup Sergi, inoltre, sarebbe acclarato che: "La proposta di delibera, sottoposta all'attenzione della Giunta in data 16-07-2015 non veniva approvata quella data ma diveniva oggetto di una lunga e tribolata piattaforma dialettica a cui partecipava, in prima persona, la Marcianò; nonostante le accese discussioni per quello che l'imputata riteneva un illecito penale, alla fine l'assegnazione del Miramare a Zagarella veniva deliberata con un documento che veniva pubblicato in data 5-8-2015; anche la Marcianò approvava l'assegnazione, seppure con quelle precisazioni suggerite dall'ing. Romano e in parte trasfuse nella delibera n.101 e che, dirette a non modificare nulla nella sostanza, servivano a vestire di apparente legalità il favore che era stato fatto a Zagarella".

Insomma, dalla sentenza di primo grado nei confronti della Marcianò non ne esce bene nessuno. In primis il sindaco Falcomatà. E' pacifico il rapporto di vicinanza con Zagarella e agli atti risultano oltre 100 contatti tra il primo cittadino e l'amico del "Sottoscala" nel periodo in questione. Lo stesso Zagarella proverà a difendersi: "Nego decisamente di aver mai fatto pulizie nell'immobile del Miramare prima del 16 luglio". Quanto detto da Zagarella trova piena smentita nelle dichiarazioni di persone informate sui fatti che, casualmente, prima della delibera del 16 luglio, notavano sia la presenza di Zagarella, sia la realizzazione di lavori nella struttura.

"Ci disse che il Comune gli avrebbe probabilmente affidato l'immobile" affermano alcune testimoni che avrebbero sorpreso Zagarella all'interno di uno degli edifici di pregio della città. A consegnare le chiavi, sarebbe stato l'allora assessore Giovanni Muraca, poliziotto e braccio operativo di Falcomatà.

Le difficoltà nell'approvazione della delibera vengono ricostruite nella sentenza del Gup Giovanna Sergi, anche tramite le dichiarazioni dell'imputata Marcianò. Quella delibera, infatti, scontava un difetto irrimediabile, quello di affidare in via diretta il Miramare quando sarebbe stato necessario procedere con un avviso di evidenza pubblica.

La Marcianò si sarebbe quindi rifiutata di firmare.

Stando al racconto della stessa, nel corso della riunione di Giunta del successivo 27 luglio, indetta per discutere dell'inalienabilità del Miramare, gli assessori tornano sulla questione. E si accende una nuova disputa tra i presenti e Falcomatà. Lo scontro più duro avviene proprio con l'assessore Marcianò, che successivamente si sfoga con l'assessore e oggi vicesindaco Armando Neri, molto vicino a Falcomatà: "Evidentemente merito pure che il tuo sindaco dal quale erediti la spiccata sensibilità si permetta oggi di dirmi in Giunta "tu stai zitta" solo perché difendevo la legalità. E poco dopo perché gli ho suggerito di stare attenti alla delibera del Miramare che è un palese abuso d'ufficio e mi ha risposto: "Se non sai prenderti le tue responsabilità non dovevi accettare di fare l'assessore". Le sue accuse sono come le tue: infondate, meschine, false e per giunta fuori legge. Adesso fare le cose fuorilegge violando palesemente e consapevolmente ogni normativa di settore per favorire i propri compari significa prendersi le proprie responsabilità nel fare politica?!".

Il 28 luglio, la Marcianò scrive formalmente al segretario generale, Acquaviva, le proprie ragioni e il proprio dissenso. Alla risposta della Acquaviva, la Marcianò, dopo essersi consultata con l'ingegnere Romano, sua persona di fiducia, invierà nuove controdeduzioni. La Acquaviva (soprannominata Minnie, da Marcianò e Romano) però non accoglie le controdeduzioni. Secondo il racconto dell'imputata, tale decisione l'avevano costretta ad arrendersi e a disinteressarsi della vicenda. La pubblicazione della delibera 101 (del 5 agosto) sarebbe avvenuta a sua insaputa e sarebbe stata anche falsa l'attestazione di unanimità del testo.

Tale racconto, tuttavia, sarebbe smentito da alcune risultanze.

Dalla sentenza del Gup Sergi: "Se è certo che la discussione in Giunta circa l'affidamento del Miramare aveva suscitato delle accese discussioni e, in particolare, la forte opposizione della Marcianò, altrettanto certo è che la donna, di fronte alla decisione del sindaco e degli altri assessori di perseverare in quello che l'imputata stessa ha sempre descritto come un abuso d'ufficio, alla fine aveva ceduto acconsentendo all'assegnazione diretta del Miramare all'associazione "Il Sottoscala" e, dunque, a Paolo Zagarella, che sapeva essere amico di Falcomatà".

La Marcianò, infatti, non si sarebbe opposta fermamente, ma avrebbe tentato una rimodulazione del testo, salvo poi arrendersi. Ma sarebbe stata cosciente dell'illiceità della delibera. Sarebbe stato peraltro proprio l'ingegnere Romano (su input della Marcianò) a inviare a Falcomatà degli appunti per poter rispondere a eventuali domande insidiose che sarebbero potute arrivare nell'ambito della conferenza stampa convocata dal sindaco e dalla Giunta dopo lo scoppio del "Caso Miramare". Ancora dalla sentenza del Gup Sergi: "Non convince il narrato della Marcianò, quando ella afferma di essere stata all'oscuro della pubblicazione della delibera - che apprendeva molto tempo dopo, solo a chiusura delle indagini preliminari! – e di avere disertato la conferenza stampa i cui contenuti erano rimasti per lungo tempo ignoti. A smentirla v'è il clamore mediatico che la conferenza stampa aveva avuto e la diffusione dei suoi contenuti su tutti i giornali, che infatti si riferivano ad una delibera pubblicata e commentata dal Sindaco".

Anche dopo la conferenza stampa, quando il sindaco, sul gruppo Whatsapp della Giunta, chiedeva ai propri fidati scudieri di osannarlo, la Marcianò avrebbe risposto, salvo poi dare una risposta diversa agli inquirenti: ovvero quella di una risposta provocatoria all'operato del primo cittadino.

Una versione che non ha convinto il Gup Sergi.

Anche perché, nelle chat successive alla conferenza stampa, la Marcianò sembra essere ancora dalla parte della delibera, quando con Armando Neri commenta un articolo del Dispaccio, bollando (con grande eleganza) come "idiota" il sottoscritto.

Che dire, non basta usare i tailleur per essere una donna di classe.